Benvenuti a Sealand - Storia segreta della più celebre micronazione al mondo

von: Nicola Battista, Nicola D'Agostino

Kutbooks, 2016

ISBN: 9783958496057 , 114 Seiten

Format: ePUB

Kopierschutz: frei

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Preis: 3,99 EUR

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Benvenuti a Sealand - Storia segreta della più celebre micronazione al mondo


 

Capitolo 1


Bizzarre strutture marine: storia delle piattaforme britanniche


Alle otto del mattino del 10 febbraio 1942, da un'imbarcazione al largo delle coste dell'Essex, una lancia a motore partì per Southend con a bordo l'ingegnere Guy Anson Maunsell e due suoi colleghi, Digance e Walker. Il giorno prima erano cominciate, non senza difficoltà, le operazioni per il posizionamento sul fondo marino di una delle sue incredibili creature: Roughs Tower.
Nel pomeriggio del giorno seguente Maunsell avrebbe dovuto aprire alcune valvole e affondare una nave; senonché, con tale operazione di affondamento, avrebbe in realtà piazzato in mezzo al mare un forte a difesa della Gran Bretagna. In tal modo Maunsell si sarebbe ritagliato un piccolo spazio nella Storia, anche ben al di là della sua immaginazione. All'epoca non poteva prevedere quello che sarebbe successo alle sue installazioni dopo la Seconda Guerra Mondiale e l'abbandono da parte dei militari.

Guy Anson Maunsell era nato in India il 1° settembre 1884. All'epoca, la Regina d'Inghilterra si chiamava Vittoria e da circa otto anni manteneva anche il titolo di Imperatrice dell'India.
Negli anni ‘30 Maunsell aveva lavorato come ingegnere civile capo alla costruzione del ponte Storstrøm, in Danimarca. Progettato dal danese Anker Engelund ma con Maunsell a dirigere i lavori, il ponte venne inaugurato nel 1937 e, con i suoi oltre tre chilometri di percorrenza sul canale Storstrømmen, all'epoca era il ponte più lungo d'Europa. Per un curioso scherzo del destino, una delle due isole collegate dal ponte si chiama Sjælland – in inglese Zealand, talvolta erroneamente trascritto come… “Sealand”. Maunsell, ovviamente, non aveva la più pallida idea dello strano presagio nascosto in quel nome.

Nell'interesse della nostra storia, saltiamo a un episodio apparentemente secondario verificatosi negli anni della Seconda Guerra Mondiale: la comparsa di un nuovo tipo di mina e il suo utilizzo da parte della Luftwaffe, l'aviazione militare tedesca, per causare gravi danni ai nemici inglesi. Le mine tradizionali galleggiavano sul pelo dell'acqua, con un cavo che le ancorava al fondo marino, e venivano attivate dal contatto con una nave di passaggio. Sul finire del 1939 fa però la sua apparizione un nuovo modello a influenza magnetica. La mina resta nascosta, ancorata al fondo, finché la nave non si trova a passarle sopra: a quel punto, sfruttando il magnetismo, il congegno si attiva e scoppia sotto lo scafo, a tradimento.
Come spiega lo storico militare Frank R.Turner, queste nuove mine venivano lanciate dagli aerei tedeschi legate a un apposito “paracadute fissato con del sego solubile” (un tipo di grasso di origine animale). Non appena la mina entrava in acqua, quel grasso che la teneva unita al paracadute si scioglieva e, prosegue Turner, “il paracadute veniva trascinato via dalla corrente, lasciando la mina in posizione, senza alcuna indicazione della sua presenza”.
Queste mine nascoste si rivelarono presto micidiali e la Gran Bretagna dovette affrontare di conseguenza un problema molto grave: in questo modo l'esercito tedesco intralciava la navigazione del Tamigi, impedendo alle navi di raggiungere il fiume e quindi di rifornire appropriatamente i moli londinesi. Particolare importanza ricoprivano i carichi di carbone: perdere le navi che lo trasportavano significava rinunciare alle scorte di carburante per la produzione energetica.
Per un fortunato caso del destino, il 22 novembre 1939 una di queste mine cadde in mano agli inglesi, che la neutralizzarono e la studiarono. I segreti della nuova arma tedesca vennero così scoperti dal nemico, che si preparò a lanciare l'appropriata controffensiva. La reazione degli inglesi consistette nel ricorso a tecniche di degaussing, processo con cui si smagnetizzava lo scafo delle navi per impedire l'attivazione delle mine. I costi per i cavi di rame e i generatori necessari al procedimento si rivelarono però enormi, e sarebbe occorso molto tempo per dotare la flotta di simili sistemi.

Il Comandante Shankland, responsabile dell'Autorità Portuale di Londra e quindi della sicurezza nell'area dell'estuario del Tamigi, propose perciò la costruzione di installazioni fortificate dalle quali tenere d'occhio le navi e gli aerei nemici, e se possibile impedire loro di raggiungere l'estuario. Nel peggiore dei casi, le vedette posizionate su questi fortini avrebbero potuto segnalare l'esatta posizione delle mine cadute, evitando così la perdita di ulteriori imbarcazioni. Tuttavia la costruzione delle installazioni in mare era tutt'altro che semplice: bisognava innalzare apposite dighe, rimuovere tutta l'acqua, completare la costruzione e infine riaprire le dighe. Non c'era tempo per tutto ciò, né era possibile lasciare quelle aree in una situazione di rischio ancor maggiore.
L'Ammiragliato, pressato dalle richieste di Shankland, decise infine di rinviare quest'ultimo al Capitano Hughes–Hallett, il quale a sua volta contattò l'ingegnere civile Guy Maunsell per trovare una soluzione valida e fattibile al problema.
Maunsell propose di costruire sulla terraferma i fortini in cemento armato, piazzandoli su delle piattaforme in grado di navigare, trainandole in mare e quindi “affondandole” sul fondo marino per collocarle nei punti desiderati. L'idea però non entusiasmò l'Ammiragliato, particolarmente perplesso dal ricorso al cemento armato – materiale invece che Maunsell ben conosceva. Altro tempo fu perso per finalizzare il progetto e decidere il numero di fortini necessari: inizialmente tre, poi cinque e infine quattro. Il via libera arrivò solo il 21 marzo 1941 e il giugno successivo partì la costruzione vera e propria della prima installazione.

In realtà la commessa fu più ampia e non limitata alla Marina militare. Si parla in generale di “Maunsell Sea Forts” o “Maunsell Forts” per indicare tutte le installazioni militari progettate dall'ingegnere inglese a difesa della Gran Bretagna negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Nel complesso vennero costruite sei fortezze per l'Esercito (“Maunsell Army Sea Forts”) e le suddette quattro per la Marina (“Maunsell Naval Sea Forts”). Le strutture dell'Esercito vennero dislocate in due zone: tre nel fiume Mersey, a difesa di Liverpool, e altre tre nell'estuario del Tamigi. In quest'area si trovavano anche i quattro fortini della Marina, per un totale di sette installazioni militari.
La distinzione tra le due tipologie di fortezze, a prescindere dalla loro collocazione, è evidente e rivela una progettazione completamente diversa. I “Naval Sea Forts” erano più massicci, costituiti da un pontone galleggiante sovrastato da due imponenti piloni cilindrici in cemento armato sui quali poggiava una piattaforma rettangolare. Su questa venivano infine posizionate baracche e simili ambienti coperti, oltre alle armi da fuoco con due serie di cannoni alle estremità e in cima. Tali strutture, che pesavano 4.500 tonnellate, potevano ospitare circa un centinaio di persone dislocate su vari livelli, anche sotto quello del mare.
Gli “Army Sea Forts” presentavano invece una foggia più discreta e modulare, composta da sette torri con gabbiotti rettangolari da circa 300 tonnellate cadauno, capaci di accogliere circa 120 persone. Sei delle torri erano armate mentre la settima ospitava i fari. Ogni torre veniva trascinata e affondata singolarmente sul fondo del mare, e solo in seguito venivano collegate tra loro tramite una serie di passatoie.

Quando nel marzo del 1941 Guy Maunsell ricevette ufficialmente l'incarico, il progetto prevedeva di lavorare in contemporanea su tre dei fortini per la Marina. In pratica, su tre diverse banchine altrettante squadre di operai avrebbero lavorato alle varie fasi della costruzione: da una parte la base in cemento armato, dall'altra le torri gemelle e la sovrastruttura e, infine, un terza banchina venne attrezzata per caricare e portare i fortini galleggianti alla destinazione finale.
Le quattro fortezze previste, costruite in sequenza a Gravesend in un'area nota come Red Lion Wharf, avrebbero dovuto essere completate entro il dicembre dello stesso anno. Ma a novembre fu chiara l'impossibilità di rispettare quella scadenza.
Gli operai vennero quindi spostati su un'unica banchina e tutti gli sforzi furono concentrati su “Uncle One” (Zio Numero Uno), nome in codice del primo dei quattro fortini della Marina. Ufficialmente denominato “Unità di Difesa Speciale dell'Estuario del Tamigi”, l'opera venne finalmente completata a dicembre e a inizio anno era pronta a salpare. Furono avviate le procedure d'imbarco per l'equipaggio di 120 uomini, i quali trovavano alloggio nei cinque livelli interni ai due cilindri e, in parte, nei livelli inferiori, dove si trovavano anche magazzini e officine.

Il 9 febbraio 1942 iniziò l'avventura di quello che venne battezzato H.M. Fort “Roughs Tower”.
Con gli uomini già a bordo, la Roughs Tower prese il largo per affrontare un percorso ricco di incidenti d'ogni sorta. Ricorda ancora Frank Turner: “Durante la fase di alaggio nel fiume, con condizioni meteorologiche impietose, tra bufere di neve e venti impetuosi, il fortino, che si elevava a oltre 100 piedi (più di 30 metri) sul livello del mare e pesava 4.500 tonnellate, riuscì a entrare in collisione con quasi tutti gli oggetti che ne circondavano il percorso”.
In appendice al suo volumetto, Turner riporta anche il rapporto ufficiale delle operazioni, una sorta di diario dei tre giorni necessari per il varo e il collocamento del fortino. Ma il linguaggio scarno e ufficiale non aiuta a comprendere appieno quanto accadde al...